Mi ricordo ancora quando nel 2002 Jake Burton disse a noi giornalisti radunati a Livigno per i Burton European Open: “Lo snowboard cambierà per sempre quando si troverà un modo per non sedersi per terra per allacciarsi la tavola ai piedi.”

Per scoprire di più riguardo alla più grande novità di questa stagione, i Burton Step On, abbiamo fatto due chiacchiere con Chris Fidler, il Direttore del Product Management per gli Hardgoods di Burton e Anon.

Lavoro in Burton dal 2006, dopo che mollai il lavoro da ingegnere aerospaziale e mi spostai nel Vermont per quello che considero una passione di una vita intera. Ho ricoperto numerosi ruoli qui in Burton, ma quello attuale si concentra sulla nostra strategia business per quanto riguarda gli hardgoods. Lo scopo principale è assicurarsi che capiamo le esigenze dei nostri rider e dei nostri mercati e che stiamo sviluppando linee prodotto che soddisfino i loro bisogni. Ho iniziato a lavorare sullo Step On quando abbiamo iniziato a pianificare un lancio completo tra prodotto, vendite e marketing. Lo Step On è stato un progetto incredibilmente collaborativo e non posso prendermi il merito di esso, io ho solo fatto parte di un team eccezionale che ha lavorato in maniera pazzesca per più di cinque anni per mettere sul mercato lo Step On.

 

Chi è saltato fuori con l'idea di riportarlo sul mercato? Perchè?
Non c'è stato un singolo punto iniziale. Diciamo che Jake ci pressava per trovare un modo di avere un sistema più semplice per i negozianti e i rider ci continuavano a chiedere quando avremmo riportato in auge lo Step-In. Allo stesso tempo potevamo contare su un po' di ingegneri e designer con del talento che lavorano su progetti R&D concettuali e iniziarono a giocare un po' con un sistema attacco/scarpone. È stata proprio quest'unione di energia che ha fatto partire la scintilla per il primo progetto R&D che abbiamo chiamato “The Whiteroom”. Abbiamo preso quattro ingegneri, li abbiamo tolti dal loro lavoro quotidiano e li abbiamo messi in uno spazio fisico e gli abbiamo dato una challenge: ridisegnare un sistema scarpone/attacco che avrebbe dovuto funzionare come un tradizionale setup con le strap. In un giorno si sono messi d'impegno in uno stanzino, e hanno passato quattro mesi rinchiusi lì dentro facendo nient'altro che quello. Si sono informati sulle meccaniche fondamentali per creare il giusto comfort e le prestazioni che ci aspettiamo da un tradizionale setup a strap.

Non avevi dei pregiudizi personali o solo dei dubbi anche solo considerando questo progetto, dato che non è proprio nuovo – gli Step In di un tempo non sono mai stati di successo?
Sicuramente, sapevamo tutti all'inizio che c'era un precedente storico associato a sistemi del passato ma questa era un'opportunità per ripartire da capo. Grazie alle nuove capacità ingegneristiche e una maniera tutta nuova di guardare al reparto Ricerca&Sviluppo, la Whiteroom era un'ottima challenge per tutti noi e ci portava a superare tutte le resistenze soggettive. Nel corso degli anni a volte c'erano degli scettici, ma dopo aver visto i primi prototipi e i primi test è stato fantastico vedere come questi scettici avessero cambiato pareri dopo solo un paio di run con il nuovo sistema.

Quanto tempo è passato dai primi disegni al prodotto finale o ai prototipi?
Domanda difficile. Abbiamo fatto centinaia di prototipi (probabilmente migliaia). Di solito la nostra crew di ingegneri può passare da un'idea a un prodotto stampato 3D nel giro di un paio di giorni, il che gli permette di mettere in pratica e testare nuove idee molto in fretta. Il design dello Step On finale non è quello da cui siamo partiti, c'è stata tanta ricerca e tanti prototipi su un sistema simile ma con un design totalmente diverso – alla fine siamo cresciuti anche noi stessi e abbiamo portato a termine il lunghissimo percorso con il design dei tre-punti di attacco. Il traguardo principale di questo progetto era di quattro, cinque anni ma con inclusa l'industrializzazione in stabilimento e una validazione estensiva sulla neve.

Quale tipo di rivoluzione rappresenta questa per lo snowboard? Come la consideri nella storia del nostro sport?
È difficile dire ora cosa questo rappresenti per la storia dell'industria dello snowboard, ma a giudicare dalle prestazioni del riding e della funzionalità del sistema, posso immaginare che lo Step On diventerà uno standard per tanti snowboarder. Può anche avere la possibilità di far riaffezionare rider alla loro tavola, quelli che non hanno girato tanto negli ultimi anni – dato il sistema più veloce e più semplice. Penso anche che sia un segnale per tutti di quanto l'industria del nostro settore non abbia finito il suo percorso di innovazione e che può sempre fare meglio.

Il prodotto finale soddisfa i vostri scopi iniziali?
Direi di sì, ma le parole contano poco. Una volta che hai l'opportunità di girare con lo Step On, lo capisci in fretta. La cosa veramente interessante è che lo Step On è stato progettato per rendere il sistema più facile e più comodo di un sistema tradizionale, ma tutto ciò non ne compromette e non sacrifica le prestazioni. Terje lo usa per gareggiare nei banked slalom, Mikkel Bang per chiudere backflip a Laax, oppure i rider alle prime armi per essere più comodi: il sistema funziona per tutti i tipi diversi di riding, fornendo facilità di utilizzo e prestazioni ai massimi livelli – proprio quello che uno si aspetta da un “normale” attacco e da un “normale” scarpone Burton.

Cosa ti è passato per la testa la prima volta che li hai provati?
All'inizio pensavo che mi sarebbe sembrato pazzesco che stessi girando senza strap e che fosse un sistema totalmente diverso da quello a cui ero abituato. Ti aspetti un qualcosa di veramente assurdo. Ma dopo le prime curve, capisci che in realtà non sembra niente di diverso da quando giri in tavola con i tuoi boot e attacchi abituali. Quando ti guardi i piedi e non vedi le strap è un po' strano, ma ti senti sempre totalmente sicuro. Magari ci metti quel paio di secondi a processare mentalmente il passaggio dagli attacchi tradizionali che hai sempre usato per anni e anni – ma subito dopo non ci pensi più.

C'è ancora spazio per migliorie?
C'è sempre spazio per migliorare qualcosa. Stiamo continuando a rifinire la funzionalità ma il nostro focus sarà sempre quello di continuare la progressione dello Step On. Abbiamo un bel numero di progetti legati allo Step On ancora da sviluppare ora come ora, ma dovrete aspettare ancora un po'...

I still remember Jake Burton telling us journalists in Livigno, Italy at the 2002 Burton European Open one night: “Snowboarding will change when we’ll find a way of not kneeling down to tighten our boots and strap in our bindings”.

To find out more about the brand new Burton Step On, we had a chat with Chris Fidler - the Director of Product Management for Burton Hardgoods and Anon.

I have been working at Burton since 2006 when I ditched aerospace engineering for a lifelong passion and moved to Vermont. I have held a few different roles at Burton but my current role focuses on our business strategy within Hardgoods. The main focus is making sure that we are understanding our riders and our markets and that we are developing product lines that meet their needs. I first started working on Step On when we started to map out a full launch plan across product, sales and marketing. Step On has been an incredibly collaborative project and I can’t take credit for any singular thing, instead I was part of an amazing team that worked liked crazy for more than five years to bring Step On to market.

Who came up with the idea of bringing it back? How come?
Ah, the elusive origins of Step On. There isn’t one singular ah ha moment. Jake was definitely pushing us to find a way to make an easier system while dealers and riders were continuing to ask when we were bringing back Step-Ins. At the same time we had a handful a talented engineers and designers who were working on R&D concepts and had started to play around with some boot/binding system concepts. It was really this collision of energy that sparked an initial R&D project which we dubbed “The Whiteroom”. We pulled four engineers out of their day jobs, gave them a physical space and a challenge to redesign a boot/binding system that was as good as a traditional strap setup. Within a day they build up walls with a door and a lock and they spent four months secluded from all other work and distractions and they started to really research the fundamental mechanics that create the comfort and performance we traditionally expect from a strap setup.

Didn’t you have some kind of biased prejudices or just doubts in just considering this project (since it’s not totally new, and the very first Step In was a bit disappointing)?
Of course, we all knew going into this that there was a historical precedent associated with past systems but this was a chance to start fresh. With new engineering capabilities and a whole new way of looking at R&D the Whiteroom challenged the assumptions and allowed the team to explore and push past any existing biases. Along the way there have been skeptics but as we got into prototyping and testing mode it was amazing to see these skeptics turn into evangelists after only a few runs on the new system.

How long did it take from the first sketch/drawing to having the final product or prototypes in your hand?
This is a tough question to answer. We have been through hundreds of prototypes (maybe even thousands). Typically our engineering crew can go from an idea to a rideable part with 3D printing in a day or two which allows them to rapidly iterate and test new concepts. The current Step On design was not our first iteration, we actually did quite a bit of research and prototyping on a similar system but totally different design which ultimately made us smarter as we pivoted and landed on the current three-point design. The full scope of this project was four to five years but that included factory industrialization and extensive on snow validation.

What kind of revolution in snowboarding is this one, how would you consider it in the history of the sport?
It is hard to see exactly what the future holds for the industry but given the ride performance and functionality of the system I would imagine that Step On will become a standard for many snowboarders. It also has the ability to help reengage riders who haven’t been riding as much with a faster and easier system. I also think it will signal that the industry isn’t done innovating and we can continue to make the experience better.

Does the final product fulfil your dreams or your initial targets?
I would say yes, but words only count for so much. Once you get a chance to ride Step On you understand quickly. The real cool thing is that while Step On was designed to make the system easier and more convenient than a traditional system it doesn’t sacrifice any performance. Whether it was Terje taking third in the banked slalom, Mikkel gassing backflips at Laax or the beginner riders we tested Step On with, the system delivers on a convenience promise while living up to the level of performance you would expect from a Burton Binding and Boot.

What went through your mind what you actually tried it on?
Initially I think I was hyper aware that I didn’t have straps on and that this is a totally different system than I am used to. You expect to feel something dramatic. Then you take your first few turns and you realize it feels exactly like your standard boot and binding setup. When you look down you don’t see straps but you are fully secure and ripping – it takes a few moments of mental processing after years of traditional bindings but after that you don’t even think about it.

Is there still some space for other improvements?
There are always improvements. We are continuing to refine the functionality but our focus will be on continuing the progression of Step On. We have a number of Step On projects in the queue right now but you will have to wait for those.